William Adolphe Bouguereau, un pittore tra realismo e idealismo

Sono certa che i dipinti di William Adolphe Bouguereau siano già apparsi dinnanzi agli occhi del mio attento lettore e che, senza ombra di dubbio, lo abbiano colpito ed emozionato per il realismo romantico e leggiadro che incarnano.

Bouguereau è stato uno dei maggiori rappresentanti di un eclettismo che in Francia andava coniugando una pittura dalla tecnica impeccabile, al naturalismo in senso più stretto e alle atmosfere dettate dal Romanticismo, lungi però da temi filosofici o esistenziali, bensì estrinsecati in atmosfere bucoliche, eleganti, quasi arcadiche.

Le tematiche che l’artista ha trattato risultano variegate, ma molto spesso connesse a temi mitologici oppure legati alla vita semplice, ai sentimenti, agli affetti, ad esempio.

Anche le tematiche di matrice sacra furono oggetto delle sue splendide opere.

Bouguereau mixava la veridicità del naturalismo, dell’immagine tratta dal reale che non tradiva, il più delle volte, una riconducibilità alla quotidianità, alla scelta di una bellezza semplice, spontanea che spesso rende quelle immagini quasi fuori dal tempo e dallo spazio, come proiettate in una dimensione ideale. Un sorta di ossimoro, si potrebbe dire, che ne rende unici e inimitabili i suoi lavori.

Le scene, i soggetti del pittore francese emergono dal vero per entrare in un sogno, in un luogo dai contorni sfumati, raffinatissimi, effetto conferito anche da un uso del colore sempre ben calibrato, mai squillante, invadente.

L’opera che ho scelto di commentare oggi è La sorella maggiore, datata 1869 e  conservata presso il Museum of Fine Arts di Huston, in Teaxas.

In questa dolcissima immagine si vanno a riassumere, molto bene, i principi che ho enunciato in precedenza. Innanzitutto,  il naturalismo dei soggetti, evidente soprattutto nella posa assunta da entrambe le protagoniste, l’ambiente bucolico circostante, la semplicità ed il sentimento di matrice romantica. Il tema dell’infanzia e del legame tra sorelle è qui espresso nel gesto di cura, cioè il cullare, che la maggiore ha nei confronti della minore, ancora in fasce.

Lo sguardo della prima si rivolge all’osservatore illuminato da un’espressione di timida tenerezza.

I piedini scalzi, la natura circostante, il cielo terso e pulito ci riportano alla mente immagini virgiliane, ma al contempo quotidiane, soprattutto per chi viveva il mondo contadino.

Un quadro nel quadro se si punta l’attenzione, dunque, anche sul bellissimo paesaggio che fa da contorno ai due soggetti principali.

Il punto di colore che “accende” l’opera è la rossa cuffietta della piccola, da cui spuntano i delicati riccioli. La copertina che la avvolge, dal caldo color ocra, riscalda le tonalità più fredde e neutre del cielo e della vegetazione. Di grande effetto il colorito della pelle, che era una delle caratteristiche che contraddistingueva il lavoro di Bouguereau. Una bellezza raffinata e pulita, quella espresse nelle sue opere, che lo rende unico e riconoscibilissimo.