Van Gogh e i ritratti della famiglia Roulin

Vincent Van Gogh è un artista che ha amato visceralmente la natura e l’ha raffigurata in moltissime delle sue sfaccettature e atmosfere.

Ma, tra i soggetti da lui trattati durante il corso del tempo, vi erano, oltre ai noti autoritratti, ai luoghi vissuti e agli oggetti della quotidianità, anche i ritratti delle persone che, a vario titolo, facevano parte della sua vita di ogni giorno.

Tra le opere più note, che rientrano in questo genere, sono da annoverare quelle che immortalano a più riprese Joseph Roulin, il portalettere di Arles.

Van Gogh decide però di raffigurare tutta la famiglia dell’uomo, infatti, la moglie di quest’ultimo, Augustine, appare nella notissima pittura dal titolo La Berceuse.

L’opera che ho scelto per questa mia pillola è datata 1888 ed è conservata presso il Metropolitan Museum di New York. Essa ha come titolo “La signora Roulin e la sua bambina” e raffigura Augustine e Marcelle, quest’ultima figlia dei due.

L’opera è assai particolare. La bambina è posta al centro della scena e la madre, che la tiene in braccio, sul lato destro rispetto all’osservatore, in posizione marginale, Si comprende, perciò, che la vera protagonista è proprio la piccola Marcelle.

Essa indossa cuffietta e abitino bianchi e si presenta in una posa quasi innaturale, con le braccine  leggermente rigide.

Il visino sembra un pò corrucciato, come se la bimba volesse divincolarsi dalle braccia della mamma; ecco forse spiegata la posa particolare.

Per conferire questo effetto, l’artista lavora sulle increspature della pelle del volto, che ne ricalcano le espressioni, in modo dettagliato, attraverso tinte delicate quali il rosa, il grigio – azzurro, il verde.

Il tocco di giallo vivo del ciuffo dei capelli, che fuoriesce dalla cuffietta, incornicia dolcemente il volto di Marcelle.

Augustine è visibilmente quasi accennata, una presenza- non presenza.

Il giallo, colore della vita e della gioia per Van Gogh, viene utilizzato come sfondo dell’immagine tutta,  probabilmente a celebrare la giocosità dell’infanzia, periodo verde dell’esistenza umana.

Il dipinto si muove su pochissime tonalità che si sposano sapientemente tra loro, stese sulla tela attraverso le pastose e ricche pennellate tipiche dell’artista che, come risaputo, non amava troppo diluire i pigmenti, per ottenere tinte più vibranti e accese ed una resa materica che rende vive le immagini raffigurate sulla tela.

Intimo e allo stesso tempo vivace, questo ritratto è sicuramente tra i più teneri che Van Gogh abbia realizzato.

Uno spaccato di vita familiare della Francia popolare di fine Ottocento.