Robert Mapplethorpe. Un fotografo alla continua ricerca della bellezza assoluta

Robert Mapplethorpe è stato uno dei maggiori fotografi del secolo scorso e ancora oggi le sue opere affascinano e lasciano lo spettatore riflettere su immagini talvolta insolite e particolari, che muovono a nuove e sorprendenti interpretazioni visive, ma, soprattutto, al godimento di un concetto di bellezza che tende ad un valore assoluto.

La caratteristica dei suoi scatti è sicuramente l’uso del bianco e nero, abbinato ad un gioco di luci intensissimo e ben articolato. Questo modalità di lavoro gli consentiva di raggiungere gli effetti desiderati in maniera più incisiva.

Mapplethorpe amava visceralmente la scultura e in particolare Michelangelo, Rodin e la relativa produzione artistica del mondo classico, lasciandosi ispirare sovente nei i suoi scatti, soprattutto per quel che riguardava, chiaramente, la figura umana, ma anche nelle fotografie scattate a statue antiche. I suoi nudi, spesso considerati scandalosi, ponevano la perfezione dei corpi, quelli maschili in particolare, agli occhi del fruitore nell’assoluta compiutezza della  muscolatura guizzante, della rievocazione di forme particolari, attraverso pose inusuali, il tutto accentuato con i chiariscuri delle luci, assumendo, così, caratteristiche articolate e sempre sorprendenti.

Un esempio è la famosa foto delle due braccia che, incrociandosi, in un sfondo totalmente buio, vanno a formare un cuore. Notissimi anche i suoi autoritratti e ritratti di personaggi famosi, in primis la cantante Patty Smith, l’artista Andy Wharol, le attrici Isabella RosselliniSigourney Weaver, solo per citarne alcuni.

Ma Mapplethorpe si cimentò anche nel genere della natura morta con fiori in particolare, immortalati sia in stupende composizioni o anche singolarmente, foto che amo molto e che ritengo di estrema bellezza.

Oggi ho, perciò, deciso di trattare una  fotografia del 1982, dal titolo Iris. La foto si presenta semplice ed essenziale e anche qui la scelta ricade sul bianco e nero, anche se in questa serie di immagini, l’autore usa anche il colore.

Su un tavolo è adagiato un vaso panciuto, molto spartano. Al suo interno, tre iris dai lunghi steli e dalla caratteristica corolla, immediatamente riconoscibili. Un tema, quello del vaso degli iris trattato anche nel XIX da Vincent Van Gogh. Ma, se quest’ultimo lasciava trionfare un tripudio di colore e poneva un vaso traboccante di natura, qui Mappletorpe usa l’essenziale, una basilarità che lascia giocare le geometrie nello spazio, le luci e le ombre che si alternano con più o meno intensità. I fiori non sono solo fiori, ma divengono altro, si trasformano in elementi dialoganti con lo spazio circostante, esaltando la loro naturale bellezza. Ad essere immortalata è l’armonia della forma,  della sua universalità, fatta di unicità e irripetibilità. Mapplethorpe, proprio come gli artisti rinascimentali, ricerca l’edonismo nella bellezza ideale, tipica del mondo antico, sublimando attraverso l’obiettivo, il soggetto ritratto, qualunque fosse la sua natura, consentendo di far scaturire da questa bellezza le emozioni e le passioni che animano l’essere umano. Un artista alla continua ricerca della perfezione.Lo stesso fotografo, a supporto di ciò, affermava infatti:“ Sono ossessionato dalla bellezza. Voglio che tutto sia perfetto, e naturalmente non lo è. E questo è un mondo difficile, perché non si è mai soddisfatti.”

Copyright immagine: http://www.mapplethorpe.org/portfolios/flowers/?i=2