Rissa in Galleria, uno straordinario dipinto di Umberto Boccioni

Umberto Boccioni è stato uno dei maggiori pittori italiani del Novecento, firmatario del Manifesto della pittura futurista e punta di diamante di un momento storico di grande rivoluzione per il mondo dell’arte.

Ma come ogni artista che si rispetti, Boccioni ha percorso una lunga strada, che pian piano lo ha condotto all’evoluzione, nella sua produzione, verso la direzione futurista, passando prima per altre “scuole” come quella divisionista.

Fu anche eccellente cartellonista, cosa non insolita per gli artisti del tempo, che hanno ideato importantissime ed immortali campagne pubblicitarie.

L’opera che ho scelto di trattare in questa breve pillola è datata 1910 ed è attualmente conservata presso la Pinacoteca di Brera a Milano. Si intitola Rissa in Galleria.

Ho selezionato questo specifico lavoro, poiché in esso sono espressi concetti e passaggi molto importanti che possono aiutare il lettore a capire meglio il percorso di Boccioni e il Futurismo.

L’opera non è ancora totalmente legata a quest’ultimo a livello stilistico, come siamo abituati a concepirlo e identificarlo, ma in modo embrionale, contiene la tensione verso la novità che sarà poi rappresentata dallo sviluppo e diffusione di questa corrente culturale, di cui da poco era stato, tra l’altro,  pubblicato il Manifesto di Marinetti.

La scena è ambientata nella centralissima, a tutt’oggi, Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, luogo frequentatissimo anche nei primi del Novecento e per la precisione di fronte al Caffè Camparino di proprietà di Gaspare Campari, il famoso imprenditore per la cui azienda, sotto il successore Davide, lavorò come cartellonista e designer un altro grande futurista, Fortunato Depero. Proprio qui, in questo luogo storico, che era frequentato da artisti e intellettuali, tra cui lo stesso Boccioni,  si va consumando una rissa tra due donne, distinguibili al centro della scena ed in abiti rispettivamente di colore verde e azzurro.

Ecco che tutti accorrono per assistervi e capire cosa sia accaduto. Attraverso questa scena si racconta un’epoca, quella di una “città che sale” (per citare un altro capolavoro di Boccioni), industriale, quale era Milano, simbolo del cambiamento di un’Italia che iniziava a viaggiare più veloce.

Il senso di moto delle figure che accorrono nella stessa direzione, ci porta proprio verso questa lettura. Il tema della rissa è poi anche connesso al movimento futurista che molto spesso si espresse attraverso questo tipo di azioni, molto note e che rimasero alla storia.

Rissa in galleria è dunque un capolavoro non solo artistico, di un Boccioni ancora legato in parte al divisionismo, ma anche un fenomeno di racconto storico e sociale di estrema importanza.

 Le vetrine, lo scintillio delle luci della sera, la veridicità dei luoghi, ci racconta di una vita che si espande, di un fermento, di un nuovo modo di vedere il mondo che ancora oggi ci accompagna in una quotidianità che va sempre più veloce, così come il Futurismo aveva ben intuito e raccontato nel corso degli anni, attraverso le varie forme artistiche con cui si è espresso.

I colori usati dall’artista sono molteplici, così come la pluralità che esso esprime, e accordati tra loro come strumenti di un’orchestra, dove ogni tonalità è accesa dal calore del giallo delle luci. Le figure sono quasi accennate, lungi da forme accademiche e, perciò, seme delle “destrutturazione” figurativa che caratterizzerà il Boccioni più squisitamente aderente al nuovo movimento, di cui lo steso proprio quell’anno, firmerà il manifesto tecnico.