Piero Manzoni e la sua riflessione su arte e artista nella contemporaneità

Piero Manzoni è una delle personalità più significative del Novecento, uomo non solo di grande talento, ma anche di spiccate doti intellettuali che, sin da ragazzo, lo facevano spaziare negli ambiti più diversi, con un particolare interesse per la letteratura. Nasce a Soncino (Milano), nel 1933 e studia Legge nel capoluogo lombardo, ma presto inizierà a protendere verso ciò che rappresentava la sua attitudine più profonda e cioè le arti visive.

Sono gli anni Cinquanta a segnare una svolta importante per Manzoni che inizia a frequentare i vivaci ambienti artistici di una Milano ricca di stimoli, che proprio in quegli anni vedeva svilupparsi lo Spazialismo di Lucio Fontana.

Da qui in avanti la sua carriera sarà ricchissima e in continua evoluzione e ascesa, costellata, pur nella sua brevità (l’artista morirà a soli 29 anni per un infarto), di grandi successi e segnando profondamente l’andamento della storia dell’arte contemporanea con un linguaggio innovativo e singolare.

L’opera di cui intendo trattare in questa breve pillola è la notissima “Merda d’Artista”, che Manzoni produsse in ben 90 esemplari, tutti numerati e firmati sulla parte superiore, nel 1961, ed espose per la prima volta in assoluto alla Galleria Pescetto di Albisola Marina (Savona) il 12 agosto di quello stesso anno.

Ma di cosa si tratta nello specifico?

Essa è stata concepita in barattolini di latta, vere e proprie conserve da supermercato, accuratamente etichettate con carta, riportante il nome dell’autore e in quattro lingue (italiano, inglese, francese e tedesco) il titolo e il peso netto (30 grammi), specificandone il contenuto con il testo “conservata al naturale – prodotta ed inscatolata nel maggio del 1961”. Sul fondo la scritta Made in Italy.

Un’opera questa che rappresenta una profonda riflessione sul consumismo tipico del boom economico di quegli anni in Italia e di conseguenza sull’arte contemporanea e soprattutto sulla figura dell’artista che la produce, che non deve esser percepito anch’egli come mero bene di consumo, ma come pura creatività, innovazione e idea che si traducono nell’arte stessa che deve comunicare contenuti. L’operato di Manzoni, dunque, porta a riflettere su cosa sia davvero l’arte e chi sia veramente l’artista, sulla sua libertà creativa e sul suo rapporto con il pubblico.

La “Merda d’Artista” che vale quanto l’oro (quello il riferimento di prezzo stabilito) e che Manzoni idealmente inscatola, rappresenta il valore di un’arte che intreccia, nei tempi moderni, le proprie sorti con i beni di consumo, con l’economia fine a se stessa, con la banalità priva di reale spessore.

Insomma, un’attenta riflessione che Manzoni porterà avanti nel suo percorso con altre azioni e opere, anche precedenti a questa, come ad esempio il noto happening “Consumazione dell’arte dinamica da parte dei suoi stessi spettatori divoratori d’arte”, del 1960, tenutasi presso la Galleria Azimuth di Milano, in cui l’artista schiacciava il proprio pollice su delle uova sode, per poi farle mangiare ai partecipanti, oppure l’autografare le sua note Sculture viventi, modelle in carne ed ossa,  presso la storica Galleria la Tartaruga di Roma, nel 1961. E ancora Fiato d’artista (1961) azione in cui Manzoni gonfia dei palloncini di plastica col suo fiato per puntare ancora una volta l’importanza sulla figura dell’artista stesso. E poi Base Magica (1961) su cui si poteva salire per diventare subito una scultura, un‘opera.

Solo questi alcuni brevi spunti interessanti dell’ampia produzione di Manzoni, prematuramente scomparso, che ha però lasciato nel mondo dell’arte una profondissima impronta e che vale assolutamente la pena approfondire e comprendere al meglio.

Copyright immagine: Jens Cederskjold, CC BY 3.0, File:Piero Manzoni – Merda D’artista (1961) – panoramio.jpg – Wikimedia Commons