Mattia Preti, il Cavalier Calabrese

Mattia Preti é stato uno dei più importanti artisti del Seicento Meridionale. Nativo di Taverna, piccolo borgo montano in provincia di Catanzaro, da nobile famiglia, già da piccolo si mostrava incline alle arti, tanto che a soli 17 anni raggiunse il fratello maggiore Gregorio a Roma, pittore anche lui, iniziando a collaborare con quest’ultimo. Note diverse loro opere a quattro mani. Preti si distinse subito per le sue capacità e l’originalità nella ricerca stilistica, che lo hanno reso unico e riconoscibilissimo. La sua longeva carriera fu costellata da numerose ed importantissime commissioni, operando tra Italia e Malta, essendo egli cavaliere dell’ordine omonimo. Proprio per questo è soprannominato il Cavalier Calabrese. Oggi desidero trattare brevemente un suo dipinto del 1665 ca., che raffigura San Giovanni Battista in predicazione. Un soggetto per l’artista assai ricorrente, poiché il santo era protettore del cavalierato. Lo stesso Preti fu sepolto nella chiesa a lui dedicata a La Valletta. Il quadro (di grande formato), appartenente ad un periodo già maturo della sua produzione, esprime tutta la capacità compositiva posseduta dal pittore, che gioca su un forte pathos (ricercatissimo nella pittura controriformista di stampo religioso) e su un’immagine in primissimo piano. Il santo si erge monumentale e ben riconoscibile dai suoi classici attributi iconografici, nel registro superiore. Il volto e la sua gestualità sono punto di unione tra l’osservatore ed il significato più profondo dell’opera. In basso, altri personaggi popolano intensamente la scena. L’opera riesce a coniugare il tipico naturalismo caravaggesco, alla lezione più squisitamente classicista degli artisti bolognesi nell’uso delle tinte più chiare e luminose.

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