“Maria Maddalena come la Melanconia” di Artemisia Gentileschi . Un’iconografia tra sacro e profano

L’immagine evangelica di Maria Maddalena è sicuramente una delle iconografie religiose più diffuse nella storia dell’arte. Le sue caratteristiche simboliche (ben definite e riconoscibili) sono interpretate dagli artisti, nel corso dei secoli, in linea con le tendenze espressive vigenti.

In questa pillola, ho deciso di proporvi un dipinto che la raffigura che trovo particolarmente intenso e che va ad intersecare diversi aspetti iconografici tra sacro e profano. Mi riferisco alla Maria Maddalena come la Melanconia (conservata presso la sala del tesoro della cattedrale di Santa Maria di Siviglia), tela databile tra il 1622 ed il 1625, opera della grande pittrice romana Artemisia Gentileschi, donna dal grande talento pittorico, ma anche di indomito coraggio e forza. Nota, difatti, la vicenda legata allo stupro che la stessa subì, appena diciottenne, per mano del pittore Agostino Tassi, che la Gentileschi denunciò alle autorità, affrontando un lungo e doloroso pubblico processo.

Il tema della melanconia nell’arte, tra l’altro, lo avevo già affrontato in un ulteriore interessante articolo proprio qui, nella sezione pittura (https://www.labellezzadellarte.it/la-melanconiao-malinconia-nellarte/).

Questo aspetto bene si va ad intersecare con la figura evangelica della santa, che viene espressa qui in maniera molto intensa da questa scelta iconografica di Artemisia.

Innanzitutto, è importante sottolineare che questa pittrice, formatasi nella bottega paterna (era figlia di Orazio Gentileschi), ebbe un’ impostazione di stampo caravaggista, ben evidente nell’acceso naturalismo delle figure, ma anche nall’uso eccelso del chiaroscuro, tipico del maestro lombardo.

La Maddalena è raffigurata in abiti contemporanei, come era d’uopo, per attualizzare il personaggio e renderlo un exemplum sempre attuale.

Accanto a lei, il vasetto degli unguenti, che la identifica come mirofora e suo principale attributo iconografico. I lunghi capelli sciolti, sulle spalle, sono ulteriore tratto distintivo.

Dietro di lei, un drappo rosso, a mò di quinta teatrale, espediente tipico molto usato dal Merisi e riproposto dai suoi seguaci, ma non solo. Il naturalismo della figura è molto evidente. Rappresentativo, a questo proposito, il dettaglio della manica dell’abito, che ricade sul braccio, lasciando la spalla scoperta.  

L’artista utilizza certamente un modello dal vero, lungi da idealizzazioni tipiche invece del secolo precedente. A questa iconografia si intreccia quella propria della melanconia, diffusissima nella storia dell’arte, come già esplicitato, e legata alla simbologia della caducità della vita.

Questa iconografia si riferisce alla posa del capo reclinato, retto dalla mano, in atteggiamento dimesso e pensieroso. È questa immagine che tira fuori l’essenza della Maddalena stessa. Una donna che si pente del peccato commesso, che comprende la vanitas, l’inutilità delle cose del mondo, della materialità e decide di abbracciare lo spirito. È questa un’immagine che si propone come alternativa alla più classica Maddalena Penitente, in preghiera con teschio e croce. Il modello da cui Artemisia probabilmente trae ispirazione, pur se regalando una originalità particolare alla sua produzione, è sicuramente la Maddalena Penitente del Caravaggio, oggi presso la Galleria Doria Pamphilj di Roma.

Un’opera splendida, la Maddalena come la Melanconia, incisiva nella sua iconografia e nel suo naturalismo elegante, nonché nella composizione che pur se semplice, è strutturata su di  una “matrice” estremamente ricercata e raffinatissima.