L’Happening: quando esperienza, artista e pubblico si incontrano

L’Happening è un’ espressione artistica che si sviluppa nel mondo contemporaneo, grazie all’idea dell’artista Allan Krapow, che mette in atto la prima azione di questo tipo e sotto questa denominazione, a New York, nel 1959, all’interno della Ruben Gallery.

Siamo in un’epoca in cui l’arte necessita di sperimentazione, di creare nuove esperienze e uscire fuori dalle forme già da tempo consolidate. La società cambia rapidamente e si avverte l’urgenza di potersi esprimere con modalità nuove e attuali, in linea con i bisogni della modernità.

Del resto, nel 1963 il Groupe de Recherche d’Art Visuel, in un noto manifesto, porrà proprio l’accento su questa impellente esigenza.

L’uomo del tempo presente, e quindi l’artista, sceglie di esprimersi e coinvolgere anche lo stesso pubblico, creando interazione e vicinanza tra le parti.

L’azione artistica di Krapow presuppone un qualcosa di effimero, cioè un’azione che avrà scopo di essere unica ed irripetibile, poiché si svolgerà esclusivamente in quel momento ed in quella forma particolare. Nulla potrà essere replicato altrove in maniera identica. Da qui, il termine che lo stesso scelse: “happening”,  che in lingua inglese vuol dire proprio “accadere”.

Inoltre, tutto “accade” secondo una duplice modalità: programmata e casuale insieme, rendendo il tutto più interessante e imprevedibile.

È proprio da qui in avanti, che questi tipi di espressività iniziano a rafforzarsi e divenire importanti veicoli di creazione di contenuti di vario genere, attraverso cui l’autore mirava anche a far riflettere il pubblico stesso su temi specifici. L’azione di Krapow si intitolava “8 happenings in 6 parts”.

Essa consisteva nell’allestimento di alcuni ambienti in cui i partecipanti, con il coinvolgimento anche di musicisti (tra cui vi era lo stesso Krapow a cimentarsi col violino, il flauto e l’ukulele) e altri artisti visivi e previe istruzioni consegnate ai convenuti prima di iniziare, era chiamato a svolgere alcune attività di vario tipo, modulati dal suono di una campanella. In questo contesto, l’artista stesso e il pubblico si incontrano e divengono totalità dell’opera, interagendo. A testimoniare questa azione artistica e tutte quelle simili e affini, come performans, body art, ecc.,c’era la macchina fotografica o la macchina da presa, unici elementi atti a rendere immortalare per i posteri ciò che accadeva.

Ecco che, in questo contesto, la fotografia stessa rafforza il suo essere e si conferma come forma d’arte e documento al medesimo tempo, così come il video, che sarà poi ampiamente utilizzato nel corso degli anni, per altre forme artistiche specifiche, come la video art, appunto.

Copyright immagine: MoMa, New York