L’autoritratto al cavalletto di Sofonisba Anguissola

Sofonisba Anguissola fu una delle maggiori pittrici del suo tempo. Visse a cavallo tra XVI e la prima metà del XVII secolo.

Molto difficile poter condensare la sua vita e la sua carriera in poche righe, perciò riporterò solo alcuni dei punti basilari di essa.

Cremonese di nobili natali, si formò presso la bottega del pittore lombardo Bernardino Campi (famoso il ritratto che la Anguissola ne fece nel 1550 ed in cui il suo mastro è raffigurato nell’atto di dipingerla). Si avvicinò, tra gli altri, anche alla pittura del Moretto, che la influenzò negli anni della maturità.

Il suo modus operandi, a sua volta, fu da esempio e modello tra gli artisti.

Donna di grande talento, eccelleva anche nella musica e nelle lettere e queste sue passioni la accompagnarono simbolicamente nei diversi autoritratti, come ad esempio quello con la spinetta, datato agli anni Cinquanta del Cinquecento.

Il genere in cui si esprimeva con grande successo era il ritratto. Fu pittrice presso le più importanti corti italiane ed in Spagna.

L’opera che ho deciso di trattare in questa pillola è lo splendido Autoritratto al cavalletto, datato tra gli anni Cinquanta e Sessanta del XVI secolo e oggi conservato presso il Castello di Làncut, in Polonia.

L’autoritratto è sempre un mezzo interessante per comprendere la percezione che l’artista ha di se stesso e come questo suo sentire venga comunicato all’osservatore, anche in momenti particolari della sua esistenza, come nel caso che ci apprestiamo ad esaminare.

Sovente i pittori e le pittrici si raffiguravano in tale modalità, poiché era un mezzo per sancire e celebrare la propria condizione creativa di artista e la propria carriera.

In questa opera in particolare, Sofonisba si ritrae con taglio a mezzo busto ed in posizione leggermente laterale, in primissimo piano, nell’atto di pitturare una delicatissima Madonna col Bambino in atteggiamento amorevole.

Tiene in mano il pennello, i pigmenti di colore sono ben visibili sul supporto del cavalletto.

Lo sfondo è vuoto. Sofonisba non inserisce dettagli da ambiente, per focalizzare unicamente l’attenzione dell’osservatore sul soggetto principale. Il suo sguardo, occhi grandi e luminosi, appare vivace, esprimendo la scintilla dell’atto creativo.

Un’impaginazione intensa ed eloquente che si snoda su di una tavolozza semplice, ma utilizzata con sapienza.

Le velature che compongono l’incarnato illuminano la scena, ponendo in primo piano il volto della pittrice che si staglia sullo sfondo scuro e sul bruno della veste.

Il colletto ed i polsini mettono in risalto le mani e, quindi, il loro agire nell’atto del dipingere, strumenti preziosi per l’artista.

Altra fonte di luce è la tela, su cui si dispongono i toni chiari e luminosi che compongono gli incarnati dei due soggetti e le vesti della Madre di Dio, ma anche i pigmenti di colore sul supporto del cavalletto stesso. La punta di rosso ed il bianco fanno focus.

La pennellata della Anguissola si distingue per una stesura fluida e “musicale” del colore. Un certo realismo anima la raffigurazione e coinvolge chi osserva nel pieno atto creativo, fermatosi per pochi istanti, come se la pittrice fosse stata distratta dall’arrivo improvviso di qualcuno. Capolavoro.