Palazzo di Montecitorio - Roma

L’Art Nouveau in Italia: la bellezza del decoro in architettura

Se c’è un’espressione artistica ricca di decorazioni e opulenza che non sia il Barocco o il Rococò, quella è di sicuro l’Art Noueveau, in Italia nota come stile Liberty (o floreale), che rappresenta un momento molto importante non solo per le arti figurative, ma anche per l’architettura, per il design in generale e quelle che vengono definite arti minori.

Nel nostro Paese, tale denominazione, derivava dal nome di un famoso negozio londinese che trattava, appunto, oggetti in questo stile. È, inoltre, importante sottolineare che in Italia il Modernismo si sviluppò in maniera minore e più a rilento rispetto ad altri luoghi in Europa, sia per via delle vicissitudini politiche ed economiche che sottintendevano anche un minor sviluppo industriale e culturale, dunque, creativo sotto questo aspetto, sia per via del rifiuto accademico di una nuova espressività che veniva applicata ad oggetti anche di uso quotidiano. Ecco perché gli ambiti in cui il nuovo stile si diffuse erano prevalentemente legati a settori ritenuti più marginali, come illustrazioni editoriali, cartellonistica pubblicitaria e arti applicate. Per questa ragione gli artisti italiani che agirono in questo ambito, restando più in contatto con i contesti internazionali, riuscirono a raggiungere maggior originalità e libertà d’azione. Per quel che concerne, invece, lo sviluppo di caratteristiche che distinguessero la creatività italiana dalle altre in ambito pittorico e della scultura, non ci sono esempi lampanti, ma ci si riferiva principalmente ai dettami del Simbolismo e del Secessionismo Viennese, rappresentati da figure come Klimt, ad esempio.

In campo architettonico, si presenta, invece, una situazione totalmente differente.

Infatti il 1902, segnò una data molto importante per questo settore.

Manifesto Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna [1]Foto di Civa61

La Prima Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna, tenutasi al parco del Valentino di Torino, con gli splendidi padiglioni di Raimondo D’Aronco, fornì lo slancio necessario ad una grande creatività e originalità sotto questo punto di vista. Di conseguenza, anche la decorazione degli interni si fece molto interessante.[2]E. BAIRATI, A. FINOCCHI, Le ricche miniere. Percorsi nella storia dell’arte. VOL.6 Novecento, Loescher Editore, Torino 2009 (ristampa), p. 201-213;

Per comprendere meglio l’evoluzione di questo percorso, restiamo sempre nella bella Torino, che, essendo città geograficamente prossima a territori stranieri, ha sicuramente potuto meglio sperimentare il nuovo stile e porsi come realtà a contatto con l’internazionalità. Sono stati, a tal proposito, già citati i lavori di D’Aronco, ispirati ai principi del Secessionismo Viennese, per l’Esposizione del 1902, che saranno dallo stesso riproposti anche in quella di Udine dell’anno successivo.

Sempre a Torino, di grande rilievo è l’edificio progettato da Pietro Fenoglio in Corso Francia, in cui lo stesso risiedeva e datato anche questo al 1903.[3]L. VINCA MASINI, Art Nouveau, Giunti, Firenze 2016, p. 43;

Casa Fenoglio
Casa Fenoglio-Lafleur, (Torino) [4]Foto di Foto di Hill~commonswiki

La bellezza di questa costruzione, con le sue ampie vetrate colorate, tipiche del Liberty, risulta sontuosa ed elegante nelle sue decorazioni con richiami floreali e naturalistici, che si intrecciano tra loro armonicamente, anche questa, sua caratteristica distintiva e, da cui, come già riportato in precedenza, deriva la denominazione di “stile floreale”.

Altra interessante testimonianza è casa Galimberti a Milano. Essa fu progettata, sotto commissione dell’omonima famiglia di imprenditori edili, dall’architetto Giovan Battista Bossi che la eresse tra il 1902 ed il 1905. Nella stessa zona, sorgono altri interessanti edifici in stile, quali casa Gazzoni, (sempre di Bossi, 1903-1906) e l’ex cinema Dumont in Via Frisi, datato tra il 1908 ed il 1910. Casa Galimberti risulta essere uno dei palazzi liberty più belli di Milano, soprattutto per le sue spettacolari decorazioni in ceramica colorata all’esterno. Ad essere raffigurate sono figure femminili sgargianti nelle tinte, eleganti e voluttuose, intente a leggere, chiacchierare e raccogliere fiori, per rappresentare la voglia di edonismo e leggerezza tipica della Belle Èpoque e della classe borghese del tempo[5]Milano passo a passo: 11 itinerari tra arte e storia.

Copyright Foto[6]Foto 1 di Arbalete
Foto 2 di MSacerdoti
Foto 3 di MSacerdoti

Spostandoci geograficamente in questo viaggio a ritroso da Nord a Sud, è doveroso soffermarci nella meravigliosa città di Roma dove sono presenti diversi ed interessanti esempi di architettura Liberty.

Tra i più noti edifici di riferimento è palazzo Montecitorio, sede del Parlamento italiano e della Camera dei deputati (1893), di cui colpisce la grande vetrata decorata che sovrasta l’aula e illumina l’ambiente circostante, opera del palermitano Ernesto Basile, attivissimo in Sicilia e di cui celebre è anche la splendida Villa Florio (1988-1903), gioiello del Liberty situata proprio a Palermo.

Copyright Foto[7]Foto 1 di Manfred Heyde
Foto 2 di GiuseppeT

Ma, nella capitale, ad avere un ruolo di spicco è il celebre quartiere Coppedè, che prende il nome da Gino (Luigi) Coppedè, appunto, architetto che lo progettò. Di grande eclettismo, questi edifici, vanno a coniugare un medievalismo strutturale tipico della Toscana ed elementi decorativi che si rifanno alla cultura figurativa orientale, nonché a dettami rinascimentali e al folklore mitteleuropeo, che rende il tutto sontuosissimo e originalissimo[8]L. VINCA MASINI, Art Nouveau, Giunti, Firenze 2016, pp. 44-46;. Tra le costruzioni più interessanti è da annoverare sicuramente Palazzo del ragno, finemente decorato e composto da un coreografico ingresso. È abbellito sulla facciata da una splendida loggetta in stile rinascimentale.

Di grande raffinatezza ed eclettismo è il Villino delle fate, in cui sono ravvisabili i richiami orientaleggianti, goticheggianti e rinascimentali nella presenza delle quadrifore, delle trifore, delle bifore e nei decori a tratti sontuosi delle varie facciate.

Copyright Foto[9]Foto 1 di Sergio D’Afflitto

Sempre a Roma, altro esempio di architettura Liberty è la nota Casina delle civette di Villa Torlonia, così denominata per la presenza di questo animale su di una delle vetrate esterne e per la ricorrenza di questa figura in altre parti dell’edificio, mobilia compresa, per volere del principe che la fece riedificare Giovanni Torlonia jr, appassionato di esoterismo e che la abitò fino al 1938. Essa, progettata da Giuseppe Jappelli nel 1840, per volere del principe Alessandro Torlonia, aveva un aspetto molto differente, assi rustico, che fu poi rivisto e ripreso da altri architetti sino a giungere al 1917, quando Vincenzo Fasolo eleborò in un articolato stile liberty il fronte meridionale dell’edificio. In esso prevalgono le vetrate che lo hanno reso un unicum a livello internazionale e che furono aggiunte ulteriormente tra il 1908 ed il 1930. Prodotte nel laboratorio di Cesare Picchiarini, vi lavorarono Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto[10]Musei Villa Torlonia.

Casina delle Civette
Casina delle Civette [11]Foto di Sailko

Per chiudere questo breve excursus riguardo l’Art Nouveau in architettura, ci spostiamo verso il Sud della penisola e precisamente a Bari, ove è possibile passeggiare tra le strade del quartiere umbertino in cui sono presenti diversi ed importanti edifici in stile, come  il noto Teatro Petruzzelli, dalla splendida facciata rossa illuminata da dettagli bianchi e dall’ampia cupola centrale, e il Teatro Margherita dalle due caratteristiche torri laterali all’ingresso, famoso anche per essere stato costruito sull’acqua. Nel cuore della città, precisamente in Via Sparano, è fruibile anche il monumentale palazzo Mincuzzi, progettato dall’architetto Aldo Forcignanò e dall’ingengner Palmiotto, che fu inaugurato nell’ottobre del 1928[12]Il piano introvabile: architettura e urbanistica nella Puglia fascista e rappresenta un esempio di Liberty raffinatissimo ed estremamente elegante nella sua articolata decorazione delle facciate.

Copyright Foto[13]Foto 1 di Fbio87
Foto 2 di Ainars Brūvelis
Foto 3 di Daniele Napolitano

Note   [ + ]

1. Foto di Civa61
2. E. BAIRATI, A. FINOCCHI, Le ricche miniere. Percorsi nella storia dell’arte. VOL.6 Novecento, Loescher Editore, Torino 2009 (ristampa), p. 201-213;
3. L. VINCA MASINI, Art Nouveau, Giunti, Firenze 2016, p. 43;
4. Foto di Foto di Hill~commonswiki
5. Milano passo a passo: 11 itinerari tra arte e storia
6. Foto 1 di Arbalete
Foto 2 di MSacerdoti
Foto 3 di MSacerdoti
7. Foto 1 di Manfred Heyde
Foto 2 di GiuseppeT
8. L. VINCA MASINI, Art Nouveau, Giunti, Firenze 2016, pp. 44-46;
9. Foto 1 di Sergio D’Afflitto
10. Musei Villa Torlonia
11. Foto di Sailko
12. Il piano introvabile: architettura e urbanistica nella Puglia fascista
13. Foto 1 di Fbio87
Foto 2 di Ainars Brūvelis
Foto 3 di Daniele Napolitano