L’Arpa Barberini dipinta da Giovanni Lanfranco

In questo testo desidero raccontarvi e descrivervi brevemente una stupenda pittura di Giovanni Lanfranco, importante artista che molto operò a Roma. L’opera in questione si intitola “Venere che suona l’arpa”, nota anche come “Allegoria della musica” oggi presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini e Roma.

Ho scelto questo dipinto perché, nel corso dei secoli e a diverso titolo, la musica si è rapportata con le arti visive, dando vita a connubi e opere straordinarie. Ad esempio, come non citare gli straordinari clavicembali dipinti che abbellivano i  grandi saloni nobiliari o le dimore dei musicisti? Diverse e molteplici, le testimonianze in questo senso. Ma ne tratterò in modo più specifico altrove.

Il Lanfranco dipinse questo capolavoro nel 1634, per donarlo all’amico Marco Marazzoli che era anche suo conterraneo. Infatti, erano entrambi nati a Parma. Ma chi era il Marazzoli e perché questo dipinto gli era così vicino?

Questi era un valente ed importante musicista alla corte dei Barberini, con un enorme talento per l’arpa, tanto che la famiglia Barberini stessa fece costruire apposta per lui proprio lo strumento che è raffigurato nel dipinto, che aveva delle caratteristiche tecniche particolari e noto appunto come Arpa Barberini.

Su di esso sono impresse le insegne araldiche della famiglia: le famose tre api simbolo di operosità e virtù. L’arpa è abbellita da sculture di putti ed è tutta rivestita in foglia d’oro. Attualmente è conservata e fruibile presso il Museo degli Strumenti Musicali di Roma.

Nel dipinto del Lanfranco, l’arpa Barberini è fatta suonare da Venere, che si accompagna anche col canto (particolare che si evince dalla bocca delicatamente dischiusa di questa), che qui personificherebbe anche l’allegoria della musica.

A darci contezza che si tratti proprio della dea della bellezza, è anche il testamento del Marazzoli, che la identifica come tale). Ella, mostrando con eleganza le sue nudità, è coperta in basso da un ampio panno color cobalto, dal finissimo drappeggio. Alle orecchie porta pendenti di perle e alle sue spalle un brano di broccato rosso fa come da sipario, facendo risaltare la carnagione d’avorio.

Poco dietro la sua figura, due puttini leggono uno spartito musicale.

Lo stile del Lanfranco è luminoso e al tempo stesso dinamico, fatto di colori accesi come il rosso alternato a colori leggermente più tenui ma brillanti, come quello del drappo che ricopre Venere. Un  autentico capolavoro pittorico e documento storico.

Copyright immagine: Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, Roma.