La fotografia a servizio dell’arte, la fotografia come forma d’arte

La fotografia, nel campo artistico, ricopre ad oggi un’importanza notevole.

Fotografare significa cogliere e modulare quell’attimo e quell’immagine che custodiscono in sé un qualcosa di unico, rappresentantando il sentire e le visone dell’autore dello scatto.

La fotografia, dunque, è anch’essa soggettività.

Viene ormai utilizzata in differenti settori: da quello scientifico a quello documentaristico, da quello giornalistico a quello naturalistico, da quello pubblicitario al settore moda e così via discorrendo.

Excursus storico sull’uso della fotografia nell’arte

Nei primi decenni del Novecento, in Europa, iniziano a verificarsi grandi cambiamenti in campo artistico attraverso l’avvento delle Avanguardie. I cambiamenti tecnologici, le due Grandi Guerre e i vari eventi storici che attraversano questo secolo, fanno scaturire nell’anima degli artisti nuove consapevolezze e visioni della vita, che vengono estrinsecate attraverso nuove forme di espressività, che si distaccavano potentemente dalla visone ottocentesca e dalle canoniche espressioni figurative. Gli artisti sperimentano, dunque, nuove combinazioni di forme, materiali inusuali che si distaccano totalmente da ciò che era stato, oppure ne reinterpretano attraverso interessanti contaminazioni alcune peculiarità.

In questo variegatissimo contesto, la fotografia inizia a prendere piede come mezzo documentario e poi, come oggetto d’arte vero e  proprio.

Essa, in verità, se ci pensiamo, col suo avvento, risultava in qualche modo, come una sorta di evoluzione e diversificazione della ritrattistica classica, ma anche della riproduzione di paesaggi naturali, urbani ecc.

A questo proposito, desidero citare un grande fotografo del passato che ha ricoperto un ruolo molto importante all’interno del Movimento Impressionista a Parigi e che fu autore di notissimi ritratti fotografici dei più esimi personaggi del tempo: da Giuseppe Verdi a Gioacchino Rossini, da Victor Hugo a Sara Bernhardt, da Monet a Millet. Sto parlando di Félix Nadar, nel cui atelier parigino si svolse la prima mostra impressionista nel 1874.

La fotografia, nel campo artistico, ha un duplice ruolo. Essa non è solo manifestazione creativa nel senso più specifico del termine, ma anche mezzo per rendere ciò che è effimero immortale nel tempo.

Mi spiego meglio. Come già anticipavo, il Novecento è un momento in cui si sviluppano nuove forme d’espressione. Molte di queste presuppongono lo svolgimento dell’azione artistica in un tempo ben preciso e definito, dopo del quale l’opera, così come è stata concepita dall’artista, svanisce o risulterà irreplicabile. Questo è il caso di forme espressive come l’happening, la body art, la performance, la land art, installazioni di vario tipo deperibili o site specific (pensiamo alle opere realizzate con materiali organici) e via discorrendo. La fotografia ha in questo caso il ruolo di immortalare l’azione artistica o l’oggetto d’arte in sé e “conservarlo”. Per fare alcuni esempi pratici potremmo pensare al primo happening della storia (18 Happenings in 6 Parts) ideato dall’artista americano Allan Krapow e tenutosi a New York nel 1959. Se non ci fosse stata la fotografia a documentarne lo svolgimento, oggi ne avremmo perso memoria visiva. Pensiamo alle performance di artisti come Marina Abramovic, Carolee Schneemann, Gina Pane, i reazionisti viennesi, Joseph Beuys, Rebercca Horn e innumerevoli altri. Le loro memorabili azioni artistiche rivivono proprio attraverso supporti foto (e video).

Dal “museo immaginario” alla fotografia come forma d’arte autonoma

La fotografia ha avuto anche un ruolo importante nella diffusione delle opere d’arte.

Come sottolinea Denys Riout, essa ha democratizzato l’arte perché l’ha resa più conoscibile.

A questo proposito è importante citare il concetto di “museo immaginario” di André Malraux che proprio in virtù di questa ampia diffusione dell’arte a mezzo fotografico, poneva in risalto la nascita di una sorta di nuovo museo immaginario, appunto, a cui potersi approcciare in concomitanza al museo come luogo reale.

Lo stesso Duchamp fu molto vicino alla fotografia e ne fece largo uso. Si pensi, ad esempio alla diffusione della famosa Gioconda coi baffi che fu presentata al pubblico prima in riproduzione fotografica. Anche il noto “Orinatoio” del 1917, fotografato da Alfred Stieglitz, fu affidato ad una testimonianza fotografica, pubblicata sulla rivista “The Blind Man” edita proprio per l’occasione. E così fu per tanti dei suoi ready-made[1]D. RIOUT, L’arte del ventesimo secolo. Protagonisti, temi, correnti, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2002, p. 224-227..

Tutto questo fu poi argomento di discussione e acceso confronto tra teorici dell’arte e artisti stessi. Tematica a cui però non faremo riferimento in questa sede.

Quindi è chiaro, a questo punto, come la fotografia abbia assunto una declinazione importante nel campo artistico che però andrà a diventare ancora più forte quando essa stessa inizierà ad essere considerata opera d’arte vera e propria.

Tra le tendenze artistiche che sfruttano l’uso creativo della fotografia agli inizi del Novecento, ricordiamo giustappunto Dada, movimento che ha subito individuato in questo mezzo e nel cinema di importanti tramiti espressivi. Come non citare, poi, le numerose sperimentazioni fotografiche surrealiste di Man Ray, del già citato Duchamp e la diffusione dell’uso del fotomontaggio? Quest’ultimo, ad esempio, fu anche utilizzato nell’ambito del Bauhaus e nel Costruttivismo Russo. Nel primo caso, si producevano immagini che potessero comunicare in maniera efficace il rapporto tra arte e industria, così come promulgava la filosofia educativa di questa corrente. Nel secondo caso, invece, l’immagine fotografica combinata con altre immagini o scritte, aveva valore propagandistico, per comunicare più efficacemente con le masse popolari[2]E. BAIRATI, A. FINOCCHI, Le ricche miniere. Percorsi nella storia dell’arte. Vol.6 Novecento, Loescher Editore, Torino, 2009 (ristampa), pp. 272-273..

Tra i vari movimenti che hanno fatto ampio utilizzo della fotografia, conferendogli grande spazio e slancio possiamo, inoltre, citare la Pop Art.

In virtù di quanto detto fino ad ora, la fotografia ha poi continuato il suo percorso evolutivo, che sarebbe troppo lungo da documentare in questo breve scritto divulgativo (che desidera fornire solo alcuni spunti di riflessione e approfondimento), consegnando alla storia, inoltre, grandi maestri e rappresentanti del genere specifico, nei vari ambiti, da Robert Doisneau a Henri Cartier Bresson, da Robert Capa a Dorothea Lange, da Tina Modotti a Lee Miller, da Annie Leibovitz ad Edward Weston,  da Robert Mapplethorpe a Franco Fontana e tantissimi altri.

Fotogallery

Copyright foto[3]1 – Jean-Pierre Dalbéra from Paris, France – Le musée d’Histoire de Marseille;
2/3 – Pubblico dominio;
4 – Di James Francis Gill.

Note   [ + ]

1. D. RIOUT, L’arte del ventesimo secolo. Protagonisti, temi, correnti, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2002, p. 224-227.
2. E. BAIRATI, A. FINOCCHI, Le ricche miniere. Percorsi nella storia dell’arte. Vol.6 Novecento, Loescher Editore, Torino, 2009 (ristampa), pp. 272-273.
3. 1 – Jean-Pierre Dalbéra from Paris, France – Le musée d’Histoire de Marseille;
2/3 – Pubblico dominio;
4 – Di James Francis Gill.