Jeanne Hébuterne, modella, pittrice e amore di Modigliani

Jeanne Hébuterne  (1898-1920) è stata una modella e pittrice francese, nota ai più per esser stata compagna di Amedeo Modigliani.

Di lei resta leggendaria la grande bellezza che le valse il soprannome di “noce di cocco”, per via della sua pelle candida e i lunghi capelli scuri che le incorniciavano il volto.

Jeanne visse appieno il vivacissimo ambiente dell’arte parigina dei primi febbrili anni del Novecento attraverso la figura di suo fratello Andrè, che aveva notato il suo talento artistico. Si iscrisse, perciò, presso l’Académie Colarossi, fondata dall’artista italiano Filippo Colarossi e dove conobbe il grande amore della sua vita, Amedeo Modigliani. Aveva solo 19 anni.

Ma in questa pillola non desidero trattare,  nello specifico, della vicenda personale della pittrice di cui già si è disquisito molto nel corso tempo e che, tra l’altro, si tolse tragicamente la vita, incinta al nono mese del secondo figlio avuto con il pittore livornese, solo due giorno dopo la morte di quest’ultimo.

Desidero invece soffermarmi, pur se brevemente, sulla Jeanne artista, quella più inedita, di cui si parla sempre troppo poco.

Per farlo ho scelto un suo autoritratto datato 1916.

La formazione di Jeanne, come accennato poco prima, avvenne presso l’Académie Colarossi che era nata come eseprienza in opposizione ad  altre scuole di più rigida impostazione della Francia di quegli anni ed in cui alle allieve si offriva l’importante opportunità di studiare il nudo maschile dal vero,  attività altrove proibita. Qui si formarono altri grandi talenti femminili, come ad esempio, la scultrice Camille Claudel, allieva e amante di Rodin che conobbe proprio in questo luogo.

Siamo abituati a vedere Jeanne attraverso i tantissimi ritratti che ne fece Modigliani ed è interessante invece osservare come ella stessa amasse raffigurasi.

Jeanne fu,  per diverso tempo, modella di un noto pittore giapponese stabilitosi a Parigi, di nome Tsuguharu Foujita, nel cui studio la ragazza avrà sicuramente potuto apprezzare i richiami artistici al luogo natio. Non bisogna dimenticare che l’interesse per l’esotismo, in generale, era in quel momento molto forte negli artisti che lo interpretarono secondo loro propria sensibilità e ne scelsero particolari caratteristiche. Tra questi lo stesso Modigliani, Van Gogh, Gauguin, Monet, Klimt e molti altri.

In questo autoritratto, in virtù di quanto appena enunciato, Jeanne sembra riprendere motivi naturalistici “esoticheggianti” nel decorativismo del brano di tappezzeria che le fa da sfondo. Una poltrona forse o un divano.

I lunghi capelli sono raccolti in un alto chignon, l’abito elegante, ma al contempo sobrio nei suoi colori. Al collo un monile ad esaltarne la femminilità semplice e raffinata.  Le gote e le labbra rosee quasi accennate, le sopracciglia arcuate ad incorniciare gli occhi, la carnagione candida che la caratterizzava.

La posa in cui l’artista si ritrae non è quella solita in cui appare nelle opere del  Modigliani, cioè frontalmente, ma di sbieco, lasciando intravedere solo parte del suo viso, come nella volontà di non “raccontarsi” nella sua totalità, lasciando segreta una parte di sé, quella più intima riservata solo a pochi. Ad emergere non è una bellezza sfacciatamente verista, ma piuttosto interpretativa dell’ interiorità, dell’essenza dell’anima.

Jeanne sceglie colori ricchi, pieni, pigmentati. Questo fattore ci indica come la Hébuterne ripercorra la strada che va dalla tradizione post impressionista ( portata in auge in primis da Van Gogh, che tanto influenzò gli Espressionisti) fino ai forti colori e ai particolari accostamenti che ne facevano i fauve come Matisse, Derain, Maurice de Vlaminck.

Ad essere esaltate sono le tonalità fredde con una particolare propensione verso il blu/azzurro simbolo dell’introspettivo, della spiritualità. Questo è un punto interessante per capire il valore di auto-rappresentazione che l’artista attua.

La formazione presso l’Académie Colarossi è ben evidente nell’impaginazione dell’immagine, poiché pensata  secondo un’espressività che si direziona nel rifuggire l’accademismo corrente, alla ricerca di nuove forme espressive. I tratti accennati, infatti, mirano a inglobare la suggestione, la visione fatta con gli occhi dell’anima che interpreta la materia. Questa, dunque, assume forme diverse e di insolita intensità espressiva. Un dipinto, dunque, che ci mostra il talento e la duttilità di questa giovane artista che rappresenta un pezzo interessante dell’arte al femminile tutto da scoprire.