Il fascino della natura morta in Bruno Croatto

Trovo estremamente affascinanti e particolari le opere del pittore triestino Bruno Croatto (1875-1948). La loro particolarità è conferita da una composizione sempre ben studiata e calibrata nelle forme e nei valori tonali. La prima volta che ho avuto modo di conoscere questo artista, ne sono rimasta subito rapita, riscontrando, nel suo corpus in generale, un’eleganza pulita, spesso semplice, ma resa innovativa dalla sua capacità di ambientare e ripensare l’immagine stessa.

Sublime nel ritratto, ne ritengo di estrema bellezza anche le nature morte, genere pittorico antico che da sempre mi affascina ed in cui lo stesso ha dato prova d’eccellenza. Questo genere ha nel tempo ricoperto un ruolo molto interessante nella storia dell’arte, non solo per le sottese simbologie che venivano comunicate attraverso l’accostamento sulla tela di suppellettili varie e riferimenti floristici e faunistici specifici, ma anche per il valore documentaristico che rivestono. Infatti, forniscono interessanti notizie sugli elementi naturali dei luoghi geografici di provenienza, oppure su oggetti e abitudini antiche che altrimenti sarebbe più complesso ricostruire o verificare.

Oggi desidero porre alla vostra attenzione un’opera del 1948, anno della morte dell’artista, ormai trasferitosi definitivamente a Roma, un’opera della piena e indiscussa maturità espressiva, dunque.

Il quadro ha come titolo Natura morta con vasi di Murano, preziosi e noti manufatti che vengono a tutt’oggi prodotti nell’omonima isoletta veneta. Tra l’altro, questo capolavoro compositivo è conservato al MUVE, nella bella Serenissima.

L’artista compone un insieme che gioca sulle forme circolari e ovali di varia misura: dai vasi panciuti, alle collana di pietre sferiche e oblunghe, alla medaglietta argentea con bassorilievo, ai piccoli contenitori concavi. Il tutto viene bilanciato e accordato con forme più squadrate e allungate: la statuetta e la piccola scatola dischiusa a destra. Lo sfondo neutro lascia risaltare l’accordo di colori che si alternano tra i rossi, bordeaux, colori terrosi, ocra tenui-dorati  e toni scuri, tendenti al nero.

Il gioco dei riflessi restituisce immagini rifrangenti nel vetro lucidissimo, quasi specchiato. L’opera è stata lavorata con una pennella che tende ad un realismo raffinato e che per certi versi fa pensare a opere antiche di fattura nordica. Sublime.

Copyright immagine: MUVE Venezia