Herni Matisse e la sua “Gioia di vivere”

Henri Matisse è stato uno dei maggiori esponenti di quella tendenza artistica nota col nome di Fauvismo e che nasce dopo l’avvento dell’Impressionismo e in concomitanza ai vari movimenti d’Avanguardia in Europa.

Chi aderiva a questa nuova modalità espressiva ricercava un’immagine che rifuggiva con estrema evidenza i canoni della pittura accademica, ma anche di quella impressionista che dall’accademismo aveva preso comunque le distanze.

Sicuramente l’esperienza di Van Gogh prima (che Matisse conosceva molto bene) e la nascita dell’Espressionismo in quei primi febbrili anni del XX secolo, hanno molti caratteri comuni con questo tipo di pittura.

L’opera di Matisse che ho scelto di commentare oggi è datata tra il 1905 ed il 1906, si intitola La gioia di vivere ed è conservata presso la Barnes Foundation di Philadelphia, negli Stati Uniti.

È un dipinto di grandi dimensioni che ha delle caratteristiche molto interessanti.

Innanzitutto il colore. Sappiamo come i fauve amassero usare quest’ultimo in modo assai particolare. Esso non doveva sostanzialmente essere modulato per creare una realtà riconoscibile sulla tela, bensì qualcosa di diverso, qualcosa che scaturisce direttamente dalla visione interiore e mentale dell’artista.

Matisse, perciò, non diluiva il colore così come era tipico dei fauve e questo lo accomunava sicuramente ad altre esperienze pittoriche, come quella post-impressionista di Van Gogh, come ho già accennato poco prima.

A dominare, in questo capolavoro, sono tonalità vivacissime, anche quando sono per loro natura tenui: il giallo, il rosso, il rosa, l’arancio e dei tocchi di verde e azzurro.

La scena raffigurata è arcadica, tutto si svolge nella natura, ambiente ideale per l’essere umano che forse, col tempo ed il progresso, se n’è molto allontanato. Ed è qui che per Matisse si realizza la gioia di vivere, quella autentica.

Ad accentuare questo naturalismo è la presenza del nudo, concepito non come esercizio accademico, ma come forma, volutamente accennata nei suoi tratti,  di libertà e armonia con l’ambiente circostante.

Le figure si muovono sinuose tra abbracci, panismo, musica e danza.

In primo piano una suonatrice ed in lontananza, al centro della scena, una meravigliosa danza, fulcro di questa felicità.

Ed ecco l’opera nell’opera, un richiamo a quella famosa “danza” che sarà poi raffigurata solo poco più avanti.

Un capolavoro questo di Matisse in cui l’artista ci propone una prima riflessione, non solo su quello che poi sarà un suoi capolavoro successivo (nelle sue due versioni del 1909 e del 1910), ma anche la forza della pittura fauve, fatta di forme semplici, volutamente delineate da pennellate ora più spesse, ora più sottili che ne modulano i “confini materiali”, ma anche di un colore la cui purezza energetica prosegue e si evolve verso le nuove forme delle arti visive del Novecento.

Per visualizzare l’opera clicca qui.