Gustave Caillebotte, un artista innovativo tra Verismo e Impressionismo

Gustave Caillebotte (1848-1894) è stato un artista francese aderente al movimento impressionista con uno stile unico che caratterizza nell’immediato le sue opere.

Nato da una agiatissima famiglia borghese nella Parigi del XIX secolo, intraprese studi di giurisprudenza che abbandonò a 24 anni dopo un viaggio in Italia, a Napoli, dove si innamorò dell’opera verista del pugliese Giuseppe De Nittis.

Rientrato in Francia iniziò a studiare pittura con esimi maestri, primo tra tutti Leòn Bonnat, eccelso ritrattista, la cui influenza sarà molto forte nella sua produzione nel corso del tempo.

A quell’epoca a Parigi si respirava aria nuova  con l’avvento dell’Impressionismo e Cailebotte  fu assorbito a pieno titolo da questi venti  innovativi.

Partecipò,infatti, alla prima mostra degli Impressionisti organizzata dal fotografo Félix Nadar nel suo atelier al numero 35 di Boulevard des Capucines  nella capitale francese.  Era il 15 aprile del 1874.

L’opera di Caillebotte, come ho già anticipato, ha uno stile molto particolare, poiché l’autore va a unire due tendenze: quella più squisitamente accademica appresa a lezione da Bonnat, che prevedeva un accurato disegno di base su cui lavorare la materia pittorica e quella più moderna dell’Impressionismo che abbandonava  il meticoloso disegno di base, dipingendo le “impressioni” di luce e colore direttamente sulla tela.

L’opera di cui oggi desidero trattare è datata al 1875, è custodita presso il Museo d’Orsay a Parigi e si intitola I piallatori di parquet e rappresenta una della prima testimonianze artistiche riguardo i lavoratori delle città. Infatti, fino a quel momento, l’arte aveva soprattutto raccontato la vita contadina ed il lavoro agreste.

L’opera, per la scelta del tema reputato poco aulico da alcuni critici e per l’impostazione insolita, che del resto la rende ad oggi un capolavoro,non fu subito accolta favorevolmente nell’ambiente artistico e culturale del tempo, anche se ci fu una larga parte di intellettuali dalle vedute più ampie e moderne che la apprezzarono con grande ammirazione ed entusiasmo.

Il dipinto pone in evidenza un tema tipico della pittura verista. Ed ecco le reminiscenze della giovinezza di Caillebotte e di quel suo grande interesse per De Nittis e la corrente cui questi apparteneva.

È assai particolare come l’autore abbia concepito l’opera ,con un enorme naturalismo misto ad apparente semplicità compositiva a rivelare, invece, nelle sue scelte un interessante equilibrio formale e visivo.

La prospettiva è frontale e leggermente dall’alto. Tre uomini sono chini sul parquet, mentre lo posano  e piallano. Due di loro sono vicini e sembra stiano scambiando alcune battute.

Un terzo è in posizione più defilata. A terra una bottiglia con del vino vicino a cui è visibile anche un bicchiere pieno, ristoro per gli operai nella pausa pranzo.

L’atmosfera nella stanza è assai suggestiva, giocata sui dettagli attenti delle pareti decorate e della ringhiera esterna da cui penetra la luce. La tavolozza gioca su toni neutri e terrosi: dalle varie tonalità di marrone, al bruno, al dorato, al grigio-azzurro.

Gli attrezzi da lavoro, i riccioli di legno, la fede chiara al dito dell’operaio al centro rendono il tutto estremamente realistico e curato. In primo piano sono visibili sia la firma dell’artista che la data di produzione.

Caillebotte, dunque, lavora abilmente sugli effetti luminosi come vuole l’Impressionismo, ma basa l’impostazione su un disegno ben preciso e presente.

Di quest’opera l’artista riprese il tema in una versione successiva del 1876, ma che risulta assai diversa a livello prospettico da questa prima ed in cui gli affetti di luce si risolvono in una tavolozza più calda e luminosissima.