Gli artisti e i “Caffè”

I Caffè, tra Settecento e Novecento, si sono rivelati luoghi sempre molto interessanti, soprattutto per quel che riguarda le frequentazioni di artisti, letterati, musicisti, ecc., divenendo veri e propri salotti culturali. Molti pittori li hanno immortalati, scegliendoli come soggetto delle proprie opere, descrivendone, in immagini, caratteristiche e atmosfere.

Erano crocevia di incontro, confronto, progettazione e, ovviamente, convivialità.

Come non ricordare, ad esempio, l’assidua frequentazione di Giacomo Leopardi del rinomato Caffè Gambrinus, gioiello Liberty situato a Napoli, dove era solito gustare il suo amato sorbetto.

Umberto Saba e Italo Svevo sedevano spesso al noto Caffè degli specchi di Trieste.

Il Caffè Florian, a Venezia, era luogo dove amavano accomodarsi Parini e Goldoni.  Il Caffè Greco, a Roma, era meta di Andersen, che visse nella capitale, ove oggi è fruibile anche la sua Casa Museo; lo stesso Goethe vi si fermò, nel suo Grand Tour e poi Schopenhauer,  Standhal, Wagner e abitualmente Giorgio De Chirico. A Torino, nel Caffè San Carlo, si ritrovavano gli uomini colti del Risorgimento, al Platti, ci si poteva imbattere in Cesare Pavese. Il Caffè Cova di Milano era amatissimo da Giuseppe Verdi.

I caffè, dunque, in Italia, ma anche in Europa (ad esempio, il caffè chiamato La Rotonde, a Parigi, era assidua meta di Picasso, Modigliani e altri), rappresentarono luoghi fruttuosi per la nascita e lo svilupparsi dei movimenti artistici, ma anche per un confronto e talvolta “scontro” tra gli stessi creativi.

A Firenze, si trovava il Caffè Le giubbe rosse, dove ebbe luogo, nel giugno del 1911, un famoso alterco che finì in rissa, tra i Futuristi Boccioni, Carrà e Russolo, capeggiati da Marinetti, e Ardengo Soffici, artista e poeta legato alla rivista La voce, fondata dai letterati Prezzolini e Papini. Infatti, il Soffici si era espresso con toni assai aspri e ironici nei confronti delle opere di Umberto Boccioni, esposte a Milano, nell’ambito della prima grande mostra sul Futurismo.

Sempre a Firenze, di trovava il Caffè Michelangiolo, dove si raggruppavano alcuni giovani artisti che avrebbero dato origine al famoso movimento dei Macchiaioli: tra loro Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Angiolo Tricca, Giovanni Fattori, Serafino De Tivoli, Vito D’Ancona, Raffaello Sernesi e altri. A frequentare questo caffè c’erano anche i pittori Giuseppe De Nittis, Ludovico Tommasi e lo scultore e pittore Adriano Cecioni.

Nel Cafè Guerbois, a Parigi, nacque invece l’Impressionismo. Abituali avventori erano, infatti, Nadar, fotografo che organizzò la prima mostra impressionista a Parigi, Manet, Monet, Degas, Cezanne, Sisley , solo per citarne alcuni.

Il Caffè Bardi di Livorno fu invece frequentato dai pittori Renato Natali (su cui ho pubblicato questa pillola https://www.labellezzadellarte.it/renato-natali-un-pittore-che-amo-la-sua-citta/), Benvenuto Benvenuti, Corrado Michelozzi, Amedeo Modigliani, Gino Romiti.

Immagine: Il gruppo dei Macchiaioli in uno scatto alquanto goliardico, datato tra il 1900 ed il 1903.