Giovanni Santi, pittore e padre di un “genio divino”

Il 2020 ha sancito importanti eventi legati al mondo dell’arte, come il centenario del divin Raffaello, scomparso a Roma, il 6 aprile 1520. Era di Venerdì Santo.

In questa mia pillola, però, non tratterò nello specifico di lui, bensì di Giovanni Santi, suo padre, pittore e scenografo alla corte di Urbino.

È importante ricordare che sicuramente Raffaello si formò, prima ancora che nella bottega di Pietro Vannucci, meglio noto come il Perugino, in quella paterna.

La pittura del Santi risente di forti influssi nord europei, ma anche dell’esempio veneto, in particolar modo quello del grande Giovanni Bellini, nonché di artisti del centro e nord Italia, come Melozzo da Forli e dello stesso Vannucci, poi maestro del figlio.

L’opera che qui vado brevemente a proporre è datata agli anni Ottanta del Quattrocento e raffigura la Vergine col Bambino tra due angeli.

I soggetti del quadro sono raffigurati con alle spalle un brano naturale abbastanza spartano, peculiarità, quella del paesaggio come sfondo per la figura umana, sacra e profana, caratteristica dell’arte rinascimentale, a testimoniare l’interesse dell’uomo per lo studio del creato, ed in cui si intravedono dei monti e altri piccoli  e soprattutto un ampio cielo azzurro.

Il tutto è incorniciato da una tenda di un bel rosso freddo di cui si intravedono dettagli di un verde brillante, colore dello Spirito Santo e a mò di quinta teatrale.

Espediente usato in maniera più importante e dettagliata, ad esempio, da Raffaello stesso nella superba Madonna Sistina, oggi a Dresda, ma anche da altri artisti.

La Vergine, col capo flesso e abbigliata dei colori della sua classica iconografia derivata dal mondo bizantino, è effigiata a mani giunte, in atteggiamento di devozione e adorazione del Bambino, che tiene adagiato in grembo, e con il quale scambia un amorevole sguardo che li unisce nel significato umano e teologico insieme.

Il Piccolo è paffuto, dalle gote accese e porta il nimbo crucifero, attributo iconografico esclusivo del Cristo.

Alle loro spalle, angeli raccolti, anch’essi col capo chino, in religioso silenzio e preghiera.

Le caratteristiche dei volti, con l’ampia fronte e leggermente appuntiti, delle capigliature, elegantemente acconciate e della cura del particolare in questo senso, ci riconducono alla pittura tipica del nord Europa a cui il Santi faceva ampiamente riferimento.

Le tonalità prevalenti  sono fredde; delicato il gioco di ombre e luci, tali da conferire al dipinto una sorta di sacralità fuori dal tempo e dallo spazio.

Copyright immagine: https://pushkinmuseum.art/data/fonds/europe_and_america/j/1001_2000/zh_178/index.php?lang=it