Dinamismo di un cane al guinzaglio: un dipinto di Giacomo Balla

Giacomo Balla è stato uno dei maggiori artisti futuristi e del Novecento, tra i firmatari del noto “Manifesto tecnico della pittura futurista” assieme a Umberto Boccioni, Gino Severini, Luigi Russolo e Carlo Carrà, pubblicato il 10 aprile 1910 come inserto della rivista “Poesia”, poco più che un anno dopo il documento uscito a firma di Filippo Tommaso Marinetti su “Le Figarò” (20 febbraio 1909).

Il Futurismo nasce in seno alla percezione del cambiamento sociale che l’uomo e artista riconosce verificarsi nel suo tempo.

L’idea di industria, di produzione seriale, l’ automobile, la diffusione dell’aeroplano e dell’idea del volo cha accorciava le distanze e mostrava il mondo da prospettive nuove (nasce, infatti, l’aero-pittura futurista a testimoniare questo interesse), il senso del movimento e della velocità che accompagnava la modernità, vanno ad influenzare e far riflettere le creatività.

Per poter meglio comprendere questo aspetto, in questa pillola, vi propongo la mia opera preferita di Giacomo Balla, dal titolo “Dinamismo di un cane al guinzaglio”, datata 1912 e oggi conservata presso Albright- Knox Art Gallery di Buffalo, negli Stati Uniti.

L’opera illustra gli studi sul concetto di movimento, attraverso una prospettiva modernissima, di matrice fotografica, attraverso l’inquadratura del particolare della scena.

In essa, il primo assunto del manifesto è palesato in maniera chiara: Distruggere il culto del passato, l’ossessione dell’antico, il pedantismo e il formalismo accademico.”

In primo piano, un delizioso cane bassotto cammina al guinzaglio con la sua padrona, di cui il pittore raffigura solo la parte bassa dell’ampia gonna  e le scarpe.

Le due figure sono impresse sulla tela nel pieno atto dinamico, di uno sdoppiamento multiplo dell’immagine.

Tutto esprime un vorticoso movimento: le zampette del cane, la sua coda, le orecchie,  il guinzaglio a catenella, i piedi e la veste della donna.

L’opera gioca su tre tonalità principali (nero, con anche sfumature verso il grigio, marrone chiaro e bianco) che la rendono molto semplice a livello tonale, ma ancor più fotografica e originale nella resa finale.

Per accentuare l’effetto del movimento, che è il cardine concettuale della figura, Balla non punta sulla tridimensionalità dello stesso o sulla presenza di ulteriori elementi che lo facciano risaltare, ma pone tutto su un livello di osservazione più semplificato ed essenziale. Non inserisce, inoltre, ulteriori dettagli che possano rendere più “realistica” l’opera e distogliere, così, l’attenzione dal “punto focale” del tutto.

Un vero capolavoro della pittura e della sua fase verso l’attuale modernità.