Il Viandante sul mare di nebbia

Caspar David Friedrich e la pittura romantica

Tra i pittori che, da sempre, amo di più e che mi ha rapita dal primo momento in cui mi sono imbattuta in una sua opera, c’è sicuramente Caspar David Friedrich. Anche dopo aver ammirato un suo dipinto decine e decine di volte, è sempre capace di trasmettermi emozioni intense e diversi spunti di riflessione, sia sotto l’aspetto più puramente e squisitamente storico artistico, che personale.

Friedrich: un uomo e il suo tempo

Caspar David Friedrich

Friedrich è stato, ed è a tutt’oggi, considerato dalla critica come uno dei pittori che meglio ha saputo incarnare lo spirito romantico e infatti, il suo capolavoro dal titolo “Il viandante sul mare di nebbia”, del 1818, oggi ad Amburgo, è stato assurto quale manifesto del Romanticismo in pittura.

Friedrich nasce nel 1774 (muore nel 1840) in una numerosa famiglia residente a Greifswald, modesta cittadina affacciata sul Baltico e facente parte dell’allora regno di Svezia.

La prime opere prodotte dall’artista si registrano in un periodo che va dal 1788 al 1790 e, sempre in questo periodo, inizia a prendere lezioni di disegno da Johann Gottfried Quistorp.

Nel 1794 inizia a perfezionare gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Copenhagen.

Intorno al 1805, inizia a crescere il suo interesse per la pittura di paesaggio, che caratterizzerà la sua produzione nel corso del tempo. [1]N.Wolf, Caspar David Friedrick. 1774-1840. Il pittore del silenzio, Taschen, Colonia, 2003, pp. 94-95-96.

Le opere di Friedrick hanno la caratteristica di dialogare in maniera duplice, ma anche assolutamente unitaria, muovendosi tra l’uomo e la natura.

Sappiamo come nella filosofia romantica l’idea di natura si carichi di grandissimi significati e soprattutto di una sorta di potenza comunicativa che coinvolge l’essere umano a tuttotondo, soprattutto a livello interiore.

[…] Nella concretezza della polemica romantica, accanto al problema del sentimento, emerge la necessità di rivalutare il concetto di natura, quale aspetto caratterizzante del nuovo indirizzo estetico –poetico. Ma di quale natura si tratta? Secondo la filosofia illuminista la natura era un complesso di leggi e di fenomeni che fedelmente corrispondevano alle categorie conoscitive dell’uomo. […] A questa concezione gerarchica, presente peraltro dal Cinquecento in poi in tutte le espressioni artistiche (dalle arti figurative alla musica), non mancavano voci di dissenso da parte di certa cultura o più avanzata o di opposizione. […] a un dinamismo esterno, sociale e politico, corrispondeva più o meno armonicamente, un contrastante e spesso sconvolgente movimento interno, dove ai diversi moti, alle diverse pulsioni alla contraddittorietà dell’esistere, del parlare, del gestire, si davano i nomi (oggi, in realtà, ambigui e polivalenti) di “passioni”, di “sentimento”. […].[2]V. Balbis, B. Cicchetti, R. Dellepiane, Letteratura italiana. Storia Antologia Critica, L’Ottocento, Signorelli, Milano, 1990 (ristampa), vol. III, p.214.

In questo contesto, in Italia, ad esempio, a darci mirabile prova è l’immenso Giacomo Leopardi, che del rapporto uomo-natura, tratterà in maniera profonda e indimenticabile nelle sue opere.

Per quel che concerne il riflesso di questa nuova mentalità nella varie manifestazioni artistiche è importante sottolineare che, ad avere ora rilevanza, non è principalmente l’aderenza ad un modello ben preciso esteticamente e concettualmente, con canoni che lo incardinino in una lettura già in parte codificata, ma è l’idea di individualità che prende largo margine d’azione. Lo spirito romantico promulga l’originalità del prodotto creativo e lo promuove su tutti i fronti, rifiutando la vecchia visione classicista, dove  il concetto di forma ha il sopravvento su quello di sentimento. [3]M. Ricciardi, La letteratura in Italia. Profilo storico (ristampa), Bompiani, Milano 1993, p. 509.

Infatti, se volgiamo indietro lo sguardo, senza andare troppo lontano, di circa un secolo, è evidente come ciò che è appena stato espresso, fosse alla base della produzione artistica precedente. Non dimentichiamo che nel Settecento, tra Neoclassicismo e Rococò, ciò che nell’arte era ricercato riguardava appunto un ritorno ai modelli del passato, nella ricerca di un bello e di un equilibrio ideale, nonché di una sorta di edonismo del vivere, che, tra l’altro, esulava completamente dalla drammatica fase naturalistica e drammatica del Barocco.

La poetica di Friedrick attraverso le opere

Fatta questa doverosa premessa, ritorniamo ad esaminare ciò che Friedrich produsse, per estrinsecare il suo pensiero e poter comprendere appieno la sua arte.

Nei dipinti di questo importante pittore è possibile riscontrare diverse chiavi di lettura e rappresentazione che vanno intersecandosi, conferendo agli stessi la medesima complessità che l’animo dell’uomo romantico recava con sè. Un grande senso di immensità, infinitezza, si mescola col senso del finito. Lo spirituale si intreccia col materiale, la natura in tutta la sua potenza e grandezza incontra l’uomo, essere piccolo che si ritrova a far parte di un disegno molto più grande e profondo che è consapevole di non poter davvero dominare.

Il paesaggio in Friedrich assume tutta la consapevolezza di uno spazio senza confini. Esso appare nella sua composizione, quasi rarefatto. Le luci, i colori, tutto ciò che ne fa parte, diviene un insieme che si muove tra sogno e realtà, un’arcadia perduta che però fa i conti con tutta la sua complessità e l’impossibilità dell’essere umano di gestirla e capirla fino in fondo. Nei quadri del pittore la figura umana non sovrasta mai con la sua presenza l’ambiente naturale, ma ne viene assorbito. Le stesse immagini umane che vengono effigiate, appaiono sempre minute, ora come ombre, sagome, quasi sempre di spalle. Ciò che per l’artista è importante, infatti, è fare in modo che chiunque osservi quell’opera ne divenga parte integrante, partecipandovi con la propria individualità, il proprio sentimento, nella medesima prospettiva del soggetto umano raffigurato. I fenomeni naturali, il mare, i monti divengono assoluti protagonisti della riflessione umana che sottintende, attraverso di essa, tutti gli ambiti della vita: da quello sociale, a quello politico, a quello religioso e filosofico. Friedrich rappresenta anche paesaggi cimiteriali, nebbiosi, abbandonati. Ecco che emerge un altro tema importante del Romanticismo, Foscolo docet, l’idea di morte, di consapevolezza di finitezza. Ma ora andiamo ad analizzare alcune opere per meglio comprendere la poetica dell’autore.

Nelle opere Sera (1820-21 ca.), Mezzogiorno (1822), Pomeriggio (1822), e Mattina (1820-21 ca.) che l’artista realizza per il collezionista Wilhelm Körte, solo in apparenza è riprodotta la diversità luministica delle varie fasi del giorno nell’ambiente naturale. Ciò che egli mette in atto, in verità, è la volontà di riflettere, attraverso di essi, sulla caducità della vita e sulla morte, su come qualcosa di vitale e gioioso, possa poi tramutarsi in qualcosa di tetro.[4]N.Wolf, Caspar David Friedrick. 1774-1840. Il pittore del silenzio, Taschen, Colonia, 2003, pp.64-67.

Anche qui, le figure umane sono quasi impercettibili di fronte alla grandezza della natura e soprattutto esseri finiti di fronte al ciclo dell’esistenza di cui fanno parte.

Nell’opera Uomo e donna in contemplazione della natura (1824 ca.) l’autore rappresenta probabilmente se stesso e sua moglie, sempre in prospettiva di spalle, così come accade anche nel dipinto dal titolo Due uomini davanti alla luna (1919-20 ca.)[5]N.Wolf, Caspar David Friedrick. 1774-1840. Il pittore del silenzio, Taschen, Colonia, 2003, pp. 56-57.. Le scelte compositive delle due tele sono pressoché simili per alcuni elementi, come l’albero, e per la posa delle due figure, nonché della posizione, nello spazio pittorico, della luna stessa. Differenti sono le atmosfere luministiche che suggeriscono una lettura legata ancora una volta all’idea del naturale ciclo della vita e della contemplazione del paesaggio.

Di profondo significato è Donna alla finestra, pittura del 1822, in cui viene rappresentata una donna in abito verde e nella solita prospettiva di spalle, osservare attraverso una finestra il mondo esterno. A fare da modella è Caroline Bommer, moglie dell’artista. Ella osserva il fiume al di fuori e le imbarcazioni che lo solcano. Qui sono presenti importanti riferimenti religiosi e mistici, quali la croce che sovrasta il capo della donna e simbolicamente l’aldilà interpretato attraverso la presenza del fiume e della barca. Tra le opere di maggior pregio in cui ha affrontato la tematica mistica  e religiosa, è doveroso citare la tela datata 1808, intitolata Croce in montagna (Altare di Tetschen) che raccolse diversi consensi, ma anche dissensi (nota la controversia Ramdohr) per alcuni sottesi riferimenti politici[6]N.Wolf, Caspar David Friedrick. 1774-1840. Il pittore del silenzio, Taschen, Colonia, 2003, pp. 15, 95.. L’iconografia del crocefisso immerso nel paesaggio naturale e carico di diversi richiami simbolici, fu comunque tema piuttosto ricorrente nel suo corpus di opere.

Desidero chiudere questo scritto con un commento su Il Viandante sul mare di nebbia e la grande bellezza che esso racchiude. Un uomo di spalle si trova sul punto più alto di un monte. Di fronte a lui la sterminata grandezza del creato. L’uomo, di spalle, si ferma a contemplare. Il suo bastone ci fa capire che è un viaggiatore (non scordiamo i Grand Tour ottocenteschi, momenti di conoscenza cosmopolita per gli intellettuali del tempo). È stanco, infatti sembra sorreggersi per la fatica sulla propria gamba, ricevendone ristoro. Tutto è silenzio; sembra solo di avvertire il fruscio del vento che scompiglia i suoi folti capelli. La nebbia ai suoi piedi è come un mare di onde spumose che si increspano. Cosa ci sarà dall’altra parte? Oltre quelle guglie aguzze che sono i monti? Il viandante ha sete di conoscere, perché questo viaggio lo renderà un uomo diverso, perché saprà guardarsi meglio dentro e vivere le proprie emozioni. In questo capolavoro meraviglioso è racchiuso davvero tutto il pensiero romantico che riesce a fuoriuscire con grande forza comunicativa e attraverso pochi ed essenziali elementi. Il viandante continuerà il suo viaggio perché per dirla con Leopardi “naufragar gli è dolce in questo mare”.

Opere

Note   [ + ]

1. N.Wolf, Caspar David Friedrick. 1774-1840. Il pittore del silenzio, Taschen, Colonia, 2003, pp. 94-95-96.
2. V. Balbis, B. Cicchetti, R. Dellepiane, Letteratura italiana. Storia Antologia Critica, L’Ottocento, Signorelli, Milano, 1990 (ristampa), vol. III, p.214.
3. M. Ricciardi, La letteratura in Italia. Profilo storico (ristampa), Bompiani, Milano 1993, p. 509.
4. N.Wolf, Caspar David Friedrick. 1774-1840. Il pittore del silenzio, Taschen, Colonia, 2003, pp.64-67.
5. N.Wolf, Caspar David Friedrick. 1774-1840. Il pittore del silenzio, Taschen, Colonia, 2003, pp. 56-57.
6. N.Wolf, Caspar David Friedrick. 1774-1840. Il pittore del silenzio, Taschen, Colonia, 2003, pp. 15, 95.