Amedeo Modigliani e il ritratto dell’amico pittore Soutine

Amedeo Modigliani è stato uno dei più interessanti pittori del Novecento, non inquadrabile in correnti precise, ma molto amante dell’esotismo delle arti tribali e del classicismo antico, greco in particolare.

Nella sua pittura, nell’apparente semplicità dei tratti, in quella linearità spartana, è impresso uno stile pittorico che va al di là di una visione scarna del reale, ma, come lo stesso Modigliani ha sempre sostenuto, un andare al di là del visibile, per “scavare” aspetti dell’unicità dell’immagine.

L’artista amava, difatti, il ritratto, che è stato il genere in cui si è sempre cimentato con grande successo e continuità.

L’opera di cui intendo oggi discutere, non è un’effige femminile, di quelle che maggiormente vengono viste e dibattute, ma è quella raffigurante l’amico e pittore di origini russe ed ebraiche Chaïm Soutine, noto per i suoi quadri fatti di una forte ed impattante matrice espressionistica che tanto fece discutere, per un certo sentore ritenuto anche macabro.

L’artista livornese dipinse più volte questo soggetto. L’opera che ho deciso di commentare, in questo mio breve scritto, è datata 1916 e oggi in collezione privata.

La figura appare seduta su di una seggiola, su fondo scarno, come nello stile tipico dell’artista che non privilegiava la presenza di orpelli ed elementi troppo invasivi.

Soutine è raffigurato col le mani poggiate sulle gambe (posa usata anche in altre occasioni da Modì), con lo sguardo rivolto non direttamente verso il fruitore e le pupille ben in evidenza.

Le labbra carnose, il setto nasale, le narici prominenti e i capelli folti e ribelli dell’artista della scuola parigina sono posti in risalto e lo caratterizzano molto bene, nonostante Modigliani non tradisca mai il suo stile vicino all’arte antica e tribale. L’opera è armonizzata attraverso l’uso di colori caldi e morbidi che vengono illuminati dai vestiti indossati da Soutine, che permettono anche alla sua figura di risaltare.

La questione degli occhi del soggetto è molto interessante.

Infatti, come noto, Modigliani spesso raffigurava i volti privi delle pupille.

Questo aspetto assai singolare rappresentava per lui un punto focale, poiché lasciava spazio all’interiorità del soggetto che si esprimeva in un apparente vuoto, che in realtà contiene le infinite sfaccettature dell’animo umano e che lo stesso si proponeva di indagare. La presenza delle pupille in Soutine ci riporta ad un voler immortalare una figura amicale, con cui sicuramente Modigliani condivideva spesso la sua quotidianità, come era d’uopo tra gli artisti che popolavano Montmartre, le botteghe d’arte ed i caffè. Non dimentichiamo, inoltre, che Soutine è un artista e che lo stesso, attraverso i propri occhi, vede il mondo e lo indaga a sua volta, creando ancor di più un parallelismo e una linea comune con l’artista toscano. “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi.”, amava ripetere Amedeo Modigliani e ogni sua pannellata mostra questo percorso e la sua infinità sensibilità.